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La Viola ha già il morso. E Grosso comincia col poker

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Kean in azione (foto di Alessandro Bugelli)

Fiorentina-Benevento 4-1: Gudmundsson apre, Kean martella, Ranieri e Ndour chiudono la pratica. Buona la prima di Fabio Grosso, ma il vero campionato deve ancora cominciare

Il pallone d’agosto, si sa, pesa meno di quello di maggio. Però quando finisce quattro volte dentro la porta avversaria qualche pensierino autorizza a farlo. La Fiorentina comincia dunque con un pokerino niente affatto disprezzabile: 4-1 al Benevento, sedicesimi di Coppa Italia conquistati e soprattutto una prima pennellata sul quadro ancora incompleto della creatura di Fabio Grosso.

Al Franchi ce n’erano circa sedicimila. Non proprio una folla da finale mondiale, ma abbastanza per capire che Firenze ha ancora fame di pallone e, soprattutto, curiosità per questa Fiorentina rifatta quasi dalle fondamenta. Fabio Grosso, alla “prima” ufficiale sulla panchina viola, ha ricevuto subito il battesimo meno rischioso che potesse chiedere: avversario di categoria inferiore, partita indirizzata presto, qualche bella novità e nessuna necessità di ricorrere alla bombola d’ossigeno.

Il Benevento, infatti, ha avuto il torto capitale di presentarsi al Franchi ancora in modalità vacanza.

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Due minuti e Gudmundsson aveva già “fatto tana”. Un errore della retroguardia campana ha spalancato la strada all’azione viola, rifinita da Atta e conclusa dall’islandese di testa. Una rete da calcio d’agosto: poca liturgia, molta sostanza.

La Fiorentina ha capito immediatamente che il Benevento non avrebbe opposto la resistenza di Stalingrado. Ha cominciato allora a giocare con una certa disinvoltura, lasciando intravedere le intenzioni del nuovo corso.

E qui viene il primo punto interessante.

Grosso non sembra voler costruire una Fiorentina col freno a mano tirato. La squadra cerca campo, accompagna l’azione, porta uomini davanti e soprattutto prova a giocare il pallone. Contro un Benevento spesso troppo largo e permissivo, naturalmente, è facile sembrare belli. Ma qualcosa si è visto.

Al 35’ è arrivato il secondo schiaffo. Moise Kean, sempre lui, ha trovato la rete che gli serviva per cominciare a cancellare le perplessità e a rimettere il proprio nome nel taccuino dei buoni.

Kean, ieri sera, è stato probabilmente il viola più convincente. Non soltanto per il gol: si è mosso, ha partecipato alla manovra, ha cercato il dialogo con i compagni. Una versione meno solista e più calcistica dell’attaccante può essere una delle buone notizie della stagione.

Poi la ripresa ha avuto la grazia brutale delle partite già decise.

Tre a zero al 48’, Ranieri. Quattro a zero due minuti dopo, Ndour.

Il Benevento ha accusato il colpo come un pugile al quale abbiano improvvisamente ricordato che il gong non era ancora suonato. La Fiorentina invece ha continuato a menare, senza neppure strafare.

Il gol di Lamesta al 55’ ha impedito alla serata di trasformarsi in una processione viola. Ma non ha mai rimesso realmente in discussione il risultato. Quattro a uno, pratica chiusa e Coppa Italia avanti.

 E poi c’è Mastantuono. E Atta

La curiosità maggiore della serata, oltre al risultato, era naturalmente lui: Franco Mastantuono. L’argentino dal nome e cognome che più italiani non si può, è entrato nella ripresa, accolto dall’attenzione speciale che accompagna sempre i giocatori arrivati con addosso l’etichetta della speranza. Non ha fatto miracoli – e sarebbe grottesco pretenderli alla prima uscita – ma ha lasciato intravedere qualità e personalità, compreso un tiro che ha acceso per un attimo il Franchi. Meglio dunque non incoronarlo dopo novanta minuti, ma avere la pazienza di aspettarlo. Nel calcio le corone premature pesano sulla testa più dei palloni.

Interessante anche la prova di Arthur Atta, che ha mostrato padronanza in mezzo al campo prima di essere costretto a uscire per un problema fisico. E il debutto dei nuovi, da Radu Drăgușin a João Mário e Víctor Valdepeñas, ha dato a Grosso materiale sufficiente per cominciare a prendere le misure al complessivo.

 Ma piano con le fanfare Qui conviene però non lasciarsi prendere dal violino. Il Benevento è una squadra di Serie B. La Coppa Italia, soprattutto nei primi turni, è spesso una creatura infida: può regalarti entusiasmo e contemporaneamente nascondere le magagne sotto il tappeto.

La Fiorentina ha vinto bene, ha segnato quattro gol e ha prodotto gioco. Ma ha anche concesso qualcosa di troppo sulle corsie esterne e, quando il livello dell’avversario salirà, certe distrazioni potrebbero presentare il conto.

Insomma: buona Fiorentina, ma non ancora Fiorentina buona per ogni stagione.

Il progetto di Grosso è appena al primo capitolo. Il mercato è ancora aperto, la squadra deve trovare automatismi e il campionato incombe. La vera prova arriverà quando dall’altra parte non ci sarà più una squadra costretta a rincorrere dopo due minuti. Per adesso, però, Firenze può concedersi un sorriso, la viola ha cominciato con quattro gol, una qualificazione e qualche faccia nuova. Grosso ha inaugurato il suo cantiere senza rompere il muro. Si, il pallone rotola, il Franchi applaude e la Viola torna a fare la Viola. (Alessandro Bugelli)

IL TABELLINO

Coppa Italia – Trentaduesimi di finale
14 agosto 2026 – Stadio Artemio Franchi, Firenze

FIORENTINA (4-3-2-1): De Gea; João Mário (46′ Dodô), Radu Drăgușin (87′ Pongračić), Ranieri, Valdepeñas; Brescianini, Fagioli (57′ Oulaï), Ndour; Atta (65′ Croci), Gudmundsson (57′ Mastantuono); Kean.
All.: Fabio Grosso.

BENEVENTO (4-2-3-1): Vannucchi; Sernicola, Scognamillo, Caldirola, Beruatto; Maita, Prisco (55′ Verdi); Talia (55′ Kouan), Lamesta, Giugliano (55′ Okereke); Salvemini.
All.: Antonio Floro Flores.

Marcatori:
2′ Gudmundsson (F), 34′ Kean (F), 48′ Ranieri (F), 50′ Ndour (F), 54′ Lamesta (B).

ARBITRO: Manganiello di Pinerolo
ASSISTENTI: Passeri e Lauri
IV UFFICIALE: Silvestri
VAR: Di Paolo
AVAR: Pezzuto.

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