“SOLIDARIETÀ ALLA POLIZIA PENITENZIARIA. SERVONO CONTROLLO, SICUREZZA E UNA RIFLESSIONE SULLA COMPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE CARCERARIA”
PISA, 01 ottobre 2026 – La rivolta esplosa nella serata di ieri, 30 settembre, all’interno della Casa circondariale Don Bosco in Pisa rappresenta un episodio che non può essere derubricato a semplice momento di tensione interna a una struttura penitenziaria.
Decine di detenuti si sono barricati all’interno di un reparto dell’istituto, rendendo necessario l’intervento della Polizia penitenziaria e delle altre forze dell’ordine. La protesta è stata inoltre trasmessa attraverso una diretta organizzata sulla piattaforma social “TikTok”, realizzata dall’interno del carcere, utilizzando un telefono cellulare nonostante il divieto.
Futuro Nazionale di Pisa esprime innanzitutto la propria solidarietà agli agenti della Polizia penitenziaria, chiamati ancora una volta a gestire momenti di estrema tensione, peraltro in una preoccupante situazione di organico ridotto.
“A loro – sottolinea Mario Palmieri, Responsabile provinciale di Futuro Nazionale Pisa – va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto in una situazione nella quale l’ordine e la sicurezza della struttura sono stati messi a dura prova”.
La vicenda, secondo Futuro Nazionale, impone tuttavia una riflessione più ampia sulle condizioni del sistema penitenziario italiano e, nello specifico, sul carcere Don Bosco. Da tempo vengono segnalate condizioni di sovraffollamento dell’istituto pisano, che secondo le cronache ospita oltre 300 detenuti, insieme ad altre criticità strutturali e igieniche.
“Il sovraffollamento non può diventare la normalità – afferma Tommaso Villa, responsabile regionale di Futuro Nazionale – perché condizioni di questo tipo rendono più difficile il lavoro degli agenti, complicano la gestione della sicurezza e possono aumentare le tensioni all’interno degli istituti. Servono strutture adeguate, organici sufficienti e soprattutto un controllo effettivo e costante”.
Futuro Nazionale pone inoltre una questione che, a suo giudizio, deve essere affrontata con estrema attenzione anche sul piano politico: chi compone oggi la popolazione detenuta nelle carceri italiane? Il Ministero della Giustizia pubblica statistiche aggiornate sulla presenza di detenuti italiani e stranieri, nonché dati relativi all’area di provenienza. E sono dati preoccupanti.
“È necessario conoscere con precisione questi numeri – prosegue Villa – distinguendo tra cittadini italiani, cittadini di altri Paesi dell’Unione europea e cittadini provenienti da Paesi extra-UE. Non per introdurre automatismi o generalizzazioni, ma per comprendere fino in fondo un fenomeno che ha conseguenze anche sulle politiche di sicurezza, integrazione e gestione del sistema penitenziario”.
In questo quadro, Futuro Nazionale ribadisce la propria posizione politica favorevole alla cosiddetta “remigrazione”, intendendo con questo termine, secondo la propria impostazione programmatica, il rimpatrio nei casi e con le modalità previste dalla legge degli stranieri che, una volta scontata la pena, non abbiano più alcun titolo a rimanere sul territorio nazionale.
“Per Futuro Nazionale – conclude Palmieri – il principio deve essere chiaro: chi si trova in Italia deve rispettare le nostre leggi. Per chi è cittadino straniero e non possiede un titolo giuridico per restare nel nostro Paese dopo aver scontato una condanna, riteniamo che debba essere valutato il rimpatrio, nel pieno rispetto della legge e delle procedure previste. È una posizione politica sulla quale non si concede alcun negoziato”.
La vicenda del Don Bosco, secondo Futuro Nazionale, deve quindi rappresentare l’occasione per una verifica complessiva: condizioni degli istituti, numero e formazione degli agenti, sistemi di controllo, contrasto all’introduzione di telefoni cellulari e altri dispositivi vietati e composizione della popolazione carceraria.
Il carcere deve tornare a essere, prima di tutto, un luogo nel quale lo Stato esercita pienamente la propria autorità. Sicurezza, legalità e dignità devono procedere insieme. E gli uomini e le donne della Polizia penitenziaria devono essere messi nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro con strumenti, personale e condizioni operative adeguate.




































